Sconfitta A Firenze (20-0)

Infortunio a Germany, fuori alla fine del 1° quarto

Partiti speranzosi alla volta di Firenze, i Ranocchi Uta tornano a casa con un particolare che preoccupa più della netta sconfitta (20-0), ovvero l’infortunio di Alex Germany che nel corso del primo quarto, dopo ottime scorribande che avevano messo in allarma la retroguardia toscana, ha subìto una brutta distorsione alla caviglia destra e non è più riuscito a tornare in campo. Sin lì, la gara era ancora da sbloccare.

Alex Germany
“C’è l’amaro in bocca dopo questo debutto, ma in realtà lo trovo un punteggio fortemente penalizzante per noi – dice l’head coach Giorgio Gerbaldi -. Non voglio che le mie parole vengano prese come scuse, ma il rammarico di aver giocato tre quarti della partita senza il nostro unico americano resta. Rimanere senza import in campo è un dazio troppo alto da pagare a questo livello, soprattutto perché i Guelfi ne avevano tre e non hanno sbagliato quasi niente. Penso di poter dire che i nostri ragazzi italiani hanno onorato l’impegno. Germany? Finchè è stato in campo, l’ho visto benissimo, purtroppo gli infortuni fanno parte del gioco. Ed è stato oltremodo penalizzante perché in una giornata di pioggia del genere, dove il passing-game è improponibile, avere o non avere un runningback con le sue qualità fa la differenza”.
Un esordio che va valutato con delicatezza, senza trarre conclusioni che sarebbero affrettate vista la settimana travagliata: la neve, i pochi allenamenti, il mancato arrivo di Quinn.


“Tutto sommato non siamo andati male, in attesa di Tyren il nostro reparto era senza americani sin dal primo minuto – commenta Alessandro Angeli, assistente della difesa – ma mi sento di chiedere una cosa ai ragazzi: la parte emozionale dev’essere più forte: più grinta e più cattiveria agonistica in campo. Il football, più che uno sport di contatto, è uno sport di collisione”.

L’ufficio stampa

Tyren Quinn ha scelto i Ranocchi UTA

Tagliato T.J.Richardson, arriva il safety di Cincinnati

La società è lieta di annunciare l’ingaggio di Tyren Quinn. Nativo di Cincinnati, classe ’94, formatosi alla prestigiosa università di Kentucky, che milita in Prima Divisione, vi ha giocato titolare per tre anni su quattro. Uscito dal college, ha partecipato poi ad un camp della Nfl con i Bengals Cincinnati. Tyren Quinn arriverà in Italia martedì 27 febbraio, si unirà immediatamente agli allenamenti di squadra e sarà pronto per la prima di campionato: il debutto è in programma a Firenze sabato 3 marzo contro i Guelfi. Per fargli posto, lo staff tecnico ha tagliato T.J.Richardson.

Tyren Quinn

Ci è spiaciuto prendere questa decisione – spiega l’head coach Giorgio Gerbaldi – perché T.J. è un ragazzo veramente a posto, oltre che valido tecnicamente. Ma ci siamo resi conto che avevamo bisogno di una garanzia maggiore in difesa e una volta verificato che Germany è così poliedrico da poterci dare una mano anche come qb, siamo tornati sulla scelta orginaria. Quinn ci piaceva già da tempo e siamo molto contenti di averlo con noi. E’ dotato di una grande velocità e confidiamo che il suo contributo sia simile a quello che ci diede un anno fa Robbie Kendall, approdato nel campionato tedesco, a riprova del suo valore”.

L’ufficio stampa

 

Pesaro si fail regalo di Natale: firmati Alexander Germany e il nazionale Timothy Richardson

«vi ho messo il regalo di Natale sotto l’albero»

Così, con una mail essenziale come nel suo stile, la notte della vigilia Alessandro Angeloni comunicava a tutto lo staff dei Ranocchi Uta la firma dei due americani che da tempo la società inseguiva per la seconda stagione in A.
«Onestamente mettere le mani su Germany lo ritenevo un sogno –ammette il presidente Frank Fabbri–. Perché due anni fa è stato la rivelazione del nostro campionato, arrivando a disputare il Superbowl con i Giants Bolzano coi quali ha disputato tre stagioni, con un intermezzo in Germania. Poi ha avuto dei problemi familiari, ha dovuto saltare una stagione, e al rientro sul mercato molte squadre erano già a posto. Siamo stati fortunati, ma anche abili a convincerlo: devo ringraziare il nostro coach, Giorgio Gerbaldi, e Alessandro Angeloni che hanno passato la notte di Natale al telefono, aspettando le firme di entrambi dagli Stati Uniti».

Alexander Germany, 27 anni, 1,78 per 86 kg, è il nuovo running back dei Ranocchi Uta, molto forte anche come defensive back. Originario della California, è un prodotto della San Jose State University (Prima Divisione). In Europa ha giocato anche in Germania, nei Saarland Hurricanes, nel 2015.

MENTRE Timothy Richardson, 25 anni, 1,80 per 92 kg, proviene da un college di Seconda Divisione, Millersville. Ha girato diversi campionati del vecchio continente, dalla Polonia all’Ungheria, sino all’Ucraina e fa parte anche del Team Usa, che disputa partite internazionali. Defensive back con abilità offensive, molto versatile, ottimo atleta, può essere utilizzato come wide receiver, runningback e quarterback: «Un giocatore completo, che può coprire le spalle in regia anche al nostro Aldo Fiordoro, al quale vogliamo dare fiducia – spiega coach Giorgio Gerbaldi –. L’anno scorso ha giocato lui da quarterback nelle due partite che abbiamo vinto, ma va anche protetto, perché è giovane e gli avversar in serie A sono tosti». GERMANY sarà la vera stella della stagione che parte a marzo: «E’ un top player, forse inaspettato per una piazza come la nostra, che si è riaffacciata in serie A solo un anno fa dopo tanti anni al piano di sotto – ricorda il presidente Fabbri – ma ho voluto tener fede a quello che mi chiese Ranocchi sugli spalti dello stadio di Vismara vedendo giocare l’americano di colore dei Seamen Milano: ‘portami un vero atleta, uno spettacolare’. Penso che l’abbiamo accontentato». Un talento che Bolzano ha avuto modo di apprezzare per tre anni, prima che si fermasse per questioni personali: «Ma se sta bene, come credo, farà onde anche quest’anno.

L’11 novembre ha fatto un test sulle 40 yards correndole in 4’36’’: un tempo abbagliante – racconta Gerbaldi –. Abbiamo perso un fenomeno come Kendall, approdato in Germania, ma sono convinto che Alex non lo farà rimpiangere. Soprattutto perché, esattamente come Robbie, ha molta testa».

Una stagione che Pesaro vuole vivere con più tranquillità rispetto allo scorso anno

magari divertendosi un po’ di più, se possibile. «Un anno in più di esperienza sulle spalle ci aiuterà sicuramente, saremo meno ingenui e più scafati su certe situazioni» ammette Gerbaldi. Che in questi giorni, insieme ad Alessandro Angeloni, vice presidente e assistente del reparto offensivo, sta trattando su più tavoli per arricchire la rosa degli italiani con elementi di esperienza nella massima serie. Il campionato si è ulteriormente ridotto (a 10 squadre) con la fusione fra Marines Ostia e Grizzlies Roma: «Sono le due squadre che avevamo battuto la scorsa stagione, ora hanno dato vita a una super squadra nella capitale e e già questo la dice lunga sul livello di competitività del prossimo torneo – sottolinea Gerbaldi –. Anche Guelfi Firenze e Dolphins Ancona si sono rinforzate.

Ci sarà da combattere, ma siamo pronti, l’entusiasmo nella truppa è crescente e sul fronte americano abbiamo preso il meglio che potevamo con i nostri mezzi, alzando sicuramente il livello dell’attacco». All’appello, poi, manca ancora l’oriundo previsto dal regolamento (ma non obbligatorio): «Vorremmo prendere un ricevitore che possa darci una mano anche come defensive back. La ricerca è difficile, perché i passaportati sono pochi, ma abbiamo tutto il tempo». Intanto, il regalo sotto l’albero è stato di quelli luminosi.

Elisabetta Ferri

 

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Ranocchi UTA vincenti sul campo dei Marines

Pesaro è salva e il prossimo anno giocherà ancora in Ifl

La serie A1 è salva. Il prossimo anno i Ranocchi Uta saranno ancora sul grande palcoscenico del football americano di casa nostra. Un traguardo legittimato dalla vittoria colta sul campo di Ostia (9-8 il risultato finale). Successo da batticuore, maturato solo negli ultimi secondi di gioco.
“E’ stato fantastico vincere in questo modo – ammette il presidente Frank Fabbri -. Perché è stato un risultato portato a casa soprattutto dagli italiani, cosa che ci rende fieri dei nostri ragazzi e ancor più motivati a portare avanti il progetto nella prossima stagione”.


Sotto per 8-0, dopo aver subìto un touch-down e una trasformazione da due punti, gli uomini di Sclafani non si sono scomposti. Prima hanno ridotto le distanze grazie a una prodezza Robbie Kendall: il safety ha effettuato un placcaggio in end-zone, azione che frutta due punti (8-2). Un episodio che ha ridato fiato alla truppa e l’ha spinta a crederci fino alla fine, anche perché la difesa è stata come al solito impeccabile. Il ‘ribaltone’ è avvenuto a soli 19’’ dalla fine: un grande drive d’attacco condotto da Aldo Fiordoro, schierato da qb titolare come promesso dal coach alla vigilia, ha messo la squadra nelle condizioni ideali. Il lancio finale scivola dalle mani di Frazzetto ma dietro è pronto ad acciuffare la palla Gualandi che deposita in touch-down. Parità. Quindi Matteo Spada suggella la sua stagione calciando fra i pali la trasformazione che regala il successo ai Ranocchi.
“Sono felicissimo – conclude il presidente Fabbri –, abbiamo giocato con grande cuore. Anche quando siamo andati sotto in campo aleggiava uno spirito battagliero, volevamo assolutamente conquistare un risultato che sentivamo alla portata. Domenica prossima andremo a Bolzano a cuor leggero per chiudere degnamente la nostra stagione da matricole che abbiamo onorato restando nel football che conta”.

L’ufficio stampa

Ranocchi UTA, altra prestazione dignitosa

Gara combattuta anche contro i Seamen

Non cambia il risultato (Uta sconfitta 27-7) ma qualcosa è cambiato nella consapevolezza della squadra di Francesco Sclafani. Anche contro i Seamen, i suoi uomini hanno giocato una partita all’altezza, pur confermando le difficoltà a segnare: “Ma c’eravamo sempre nel vivo del gioco” sottolinea il coach.
L’impatto è stato tosto, però: i Seamen schiacciano quasi in end-zone l’attacco di casa nelle prime battute e il rischio corso è grave, poi Spada calcia via la paura. Quando tocca a Milano, gli ospiti sfruttano subito un bel lancio del qb oriundo Zahradka che porta l’attaco lombardo a 2 yards dalla meta: e alla fine, Milano entra sfondando letteralmente di peso per il primo touch-down. Trasformazione a segno ed è 7-0. Pesaro reagisce con due lanci completati per Frazzetto, ma poi non si concretizza e si paga a caro prezzo lo slalom di Bonaparte, che va a depositare il 13-0. Milano sceglie la trasformazione da due punti ma viene stoppata dalla difesa. C’è l’opportunità di accorciare prima dell’intervallo ma il field-goal calciato da Spada a 1” dal riposo sfila fuori, a lato del palo. E i Seamen puniscono subito a inizio ripresa con una corsa dell’americano Paul Morant, che sigla il 20-0.


Una palla persa dal qb Chase induce Sclafani a cambiare la regia: dentro Aldo Fiordoro. La sua intesa con Spada è vecchia di anni e si vede: il lancio è perfetto, la ricezione altrettanto, ed è touch-down. Lo stesso n.84 di Uta effettua la trasformazione e Pesaro ci crede: 20-7. L’entusiasmo cresce e l’ultimo quarto inizia con un altro piglio per i padroni di casa: un fumble ricoperto dalla difesa regala un’opportunità che Iacovelli ripaga con una gran corsa. I Ranocchi sono a un passo dal secondo touch-down, ma tutti i tentativi vanno a vuoto. L’ultimo, con Gualandi a cui sfugge la palla in tuffo, è davvero sfortunato. La difesa dei Ranocchi reagisce con rabbia e ferma in breve tempo Milano, restituendo un’altra opportunità al reparto offensivo ma qui arriva il gran gesto atletico di Morant, che intercetta. Il morale crolla e si subìsce un’altra segnatura dai Seamen con Bonaparte. E’ finita, ma la sensazione è che questa squadra abbia finito di pagare lo scotto della matricola. Le due migliori partite le ha fatte contro le più forti, quelle che si giocheranno lo scudetto.

L’ufficio stampa

 

Ranocchi UTA, in notturna contro i Seamen

Si gioca sabato alle 18,30 allo stadio di Vismara

Sfida affascinante per i Ranocchi Uta in una location e in un orario diversi dal solito: contro i Seamen si gioca infatti sabato in notturna, alle 18,30, allo stadio di Vismara.
“Un posto che ci trasmette buone sensazioni, lì abbiamo vinto la sfida playoff con Castelfranco un anno fa” ricorda coach Sclafani. E nello stesso stadio gli Angels due estati fa giocarono una grande partita contro un college americano, suscitando ogni volta la curiosità di un quartiere molto appassionato di sport.
“Speriamo allora di avere ancora una volta un buon pubblico, perché quella con i Seamen Milano è l’ultima in casa di questo campionato e vogliamo lasciare un buon ricordo di noi”.


Si sente che l’atmosfera è buona in casa pesarese, dopo la prestazione orgogliosa e di sostanza disputata a Milano al cospetto dei Rhinos campioni in carica, una settimana fa: “La mente è tutto nello sport. Se avessimo giocato, ad esempio, contro i Dolphins con lo stesso spirito con cui abbiamo affrontato i Rhinos, oggi parleremmo forse di un’altra stagione” ammette il coach di Uta.
“Dobbiamo maturare proprio in questo aspetto: abbiamo giocato troppe gare, specie quelle che erano alla portata, carichi di ansia, troppo preoccupati, con la paura di sbagliare: e alla fine abbiamo sbagliato. Mentre a Milano, dove non avevamo nulla da perdere, abbiamo eseguito meglio tutto e ci siamo anche divertiti. Vorrei che contro i Seamen, che come squadra sono altrettanto solidi, anzi forse anche più dei Rhinos, scendessimo in campo con la stessa mentalità”. Il reparto difensivo è in sofferenza senza Piermaria e Ndreu, mentre in attacco Frazzetto, seppur acciaccato, ci sarà. Gli Uta proveranno a regalarsi una grande serata prima delle due trasferte che chiuderanno la stagione in A1.

L’ufficio stampa

Derby acceso, ma passano i Dolphins

Dopo 29 anni di assenza, Ancona fa sua la sfida contro Pesaro

Ventinove anni dopo, il derby, tra Pesaro e Ancona nella massima serie, ha regalato emozioni al pubblico del camposcuola di via Respighi. La vittoria è andata ai Dolphins (25-36 il punteggio) e ai Ranocchi Uta resta l’amaro in bocca. Ma, come riconosce onestamente a fine gara il defensive Giorgio Gerbaldi «ha vinto chi ha sbagliato meno. E non siamo noi». In effetti i pesaresi di errori ne hanno commessi troppi per sperare di condurre in porto una battaglia iniziata col piede giusto. Dopo pochi minuti a sbloccare la partita era infatti Matteo Spada, su bel lancio del suo qb, Chase Venuto; Leonardi si fa stoppare il calcio ed è 6-0.

Subito dopo, i padroni di casa perdono una delle colonne del reparto difensivo, Kristi Ndreu, che esce portato a braccia dai compagni: si teme per il ginocchio. I Dolphins sprecano un calcio da tre punti e Pesaro aumenta il vantaggio col primo touch down stagionale di Alec Iacovelli: l’americano aggancia al volo l’assist di Chase Venuto ma poi la trasformazione da due punti non va e Uta non capitalizza il vantaggio come potrebbe (12-0). Si potrebbe andare all’intervallo con l’inerzia in pugno, ma i locali si fanno sorprendere dalla corsa laterale di Soltana; entra anche il calcio e le distanze si riducono (12-7). Ma il touch-down più spettacolare arriva poco dopo, con Mosca in tuffo direttamente in end-zone. La trasformazione va a segno e Ancona sorpassa (12-14). Pesaro accusa il colpo e spreca una buona opportunità nel successivo attacco, facendosi intercettare.
Dopo l’intervallo riparte Spada che, in slalom, va a depositare il pallone del terzo td di Uta, Leonardi stavolta non sbaglia e i Ranocchi ribaltano di nuovo il punteggio (19-14). Ma è l’ultima volta. Poi i Dolphins salgono in cattedra: c’è un po’ di discussione, ma gli arbitri ritengono valido il touch-down che pareva un passaggio incompleto e che invece permette agli anconetani di rimettere il naso avanti (19-21).
A quel punto arriva la sanguinosa ‘persa’ da Spada, fin lì tra i migliori: sul kick-off di ritorno, il ricevitore va sicuro per ripartire di corsa, ma la palla gli scivola e viene intercettata da un avversario. Ancona non spreca la ghiotta occasione e dopo aver segnato nuovamente, decide di andare per la trasformazione da due punti, che va a bersaglio (19-29). La carica emotiva si ribalta sul versante ospite, mentre Uta paga caro il momento no e subìsce un altro touch-down. Chase Venuto si fa male, anche lui al ginocchio. Coach Sclafani inserisce in regia Fiordoro che regala, con un bel lancio, al giovane Iacopo Bertini la soddisfazione della prima segnatura in serie A. «E’ questo il mio regalo di compleanno – dirà alla fine un po’ mesto il presidente Frank Fabbri -. Avrei voluto la vittoria nel derby, ma il primo touch down in serie A1 di mio nipote è meglio di niente». Per evitare l’ultimo posto e salvarsi, i Ranocchi dovranno ora guardarsi da Grizzlies e Guelfi.

 

Domenica Piatto forte, c’è il derby.

Si sfidano dopo tanti anni Ranocchi Uta Pesaro e Dolphins Ancona

Torna il derby delle Marche. Oggi alle 14,30 al camposcuola di via Respighi va in scena una sfida assente da una vita, quella fra Ranocchi Uta Pesaro e Dolphins Ancona. Sugli spalti è annunciato il pubblico delle grandi occasioni: perché questo match, oltre a stuzzicare l’appetito dei fans locali, invoglia anche i tifosi dorici a salire verso nord.
«Per noi pesaresi è innegabilmente una partita molto sentita. E’ fantastico tornare a giocare il derby dopo tantissimi anni, ai tempi delle prime sfide con Ancona io ancora giocavo nelle giovanili – ricorda Alessandro Angeloni –. Finalmente siamo al primo vero scontro nella massima serie, siamo carichi per l’arrivo di un’avversaria a tutti noi ben conosciuta. In passato molti di noi, oltre che negli Angels, hanno giocato anche nei Dolphins: io stesso, Piermaria, Leonardi, Fabrizi e il nostro presidente Frank Fabbri».
La gara di oggi sarà anche il modo di onorare la memoria di Gianluigi Luchena, che ha lasciato un grande ricordo su ambo le sponde.

«E’ stato il faro dei Dolphins, uno degli uomini simbolo della società dorica – dice Angeloni – però ha avuto un passato anche a Pesaro, quindi il suo ricordo è nel cuore di ambedue le squadre».
I Dolphins sono rimasti sempre ad alto livello, mentre il football a Pesaro è scomparso per tanti anni, prima di essere rifondato nel 2006, ripartendo dalla serie B. «Ma adesso siamo tornati – dice Angeloni con orgoglio – e abbiamo mille stimoli dentro per quest’incontro. Fra Pesaro e Ancona c’è una sana rivalità che passa anche dalla stima per il gran lavoro che hanno fatto a livello giovanile. Loro sono favoriti, ma noi venderemo cara la pelle».
E’ l’ultima occasione dei Ranocchi per difendere la serie A1 appena conquistata ed evitare il rischio di un rapido ritorno al piano di sotto.

L’ufficio stampa